|
Quando, giunta a Cannobio,
piccolo paese sulla sponda piemontese del lago Maggiore, dove la vita
scorreva tra gente semplice, pescatori, boscaioli, decoratori, operai
del setificio che a quei tempi contava più di mille dipendenti. Malgrado
quel grande cambiamento sociale mamma è rimasta sempre quella, come
quei grandi motori che si adattano a qualsiasi percorso. E fu proprio
lei a trascinare l’attività, perché papà purtroppo ci lasciò troppo
presto, morì il 27 luglio 1946, l’anno dopo la fine della seconda
guerra mondiale. Il disagio che procurò questo evento è pensabile,
ma l’amore che c’era tra noi e la grande fede ci aiutò a continuare
nel cammino della vita. Quando morì papà io avevo sette anni, mia
sorella Claudia quattordici, Delfo sedici, Carla ventuno e Luigi,
il fratello maggiore, era già sposato. Quindi mio fratello Delfo si
trovò, malgrado l’età giovanile, il grande compito di affiancare la
mamma nella conduzione della ditta, in un periodo in cui l’economia
causa la guerra non fu facile.
|