Morì all’età di ottant’anni, tra l’affetto di tutti noi. Negli ultimi giorni della sua vita terrena, in piena facoltà, volle al suo capezzale un sacerdote, al quale disse con straordinaria semplicità e grande fede: <Padre, la pera è matura>. Così nonno Camillo si separò da noi lasciandoci come eredità onestà, amore e fede in Dio. Grazie nonno.
Intanto mio papà, figlio unico, cresceva con le amorose cure dei cugini delle cascine d’Olimpia, stupenda collina nei dintorni di San Salvatore Monferrato. Lì rimase fino alla vigilia della prima guerra mondiale. Poi partì per il fronte e rimase sino al 1918 cioè la fine della guerra. Tornato alla sua terra e al suo amore Giuseppina Spriano che nel 1920 sposò e portò a Cannobio per continuare il lavoro iniziato da suo papà.


 

Malgrado le situazioni poco favorevoli Casa Bava continuò il cammino con un mercato circoscritto al territorio cannobiese, valle Cannobina e dintorni. Questo durò fino agli anni settanta, anno in cui iniziò a Cannobio un turismo straniero. Questo era prevedibile data la collocazione geografica di Cannobio e le sue indimenticabili bellezze naturali. La vicinanza con la Svizzera, soprattutto con il Ticino, già a quei tempi meta turistica di grande rinomanza, frequentata da turisti di ogni parte del mondo, mi ispirò ad un cambiamento di mercato. Passai dal lavoro all’ingrosso di vini sfuso alla bottiglia di grande selezione che a quei tempi l’Italia stava producendo e che nel mercato svizzero a quei tempi non era ancora conosciuta. Certo tutto questo cambiamento mi fu possibile, grazie alla esperienza di decenni maturata in cantina tra le botti.