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Con
tanta buona volontà e buone bottiglie andai a presentarmi ai mercati
delle grandi città svizzere, Lucerna, Basilea, Zurigo, San Gallo…
In questi luoghi in fatto di vino di qualità si parlava francese,
l’Italia era allora presente solo come vino sfuso arrivato in cisterna.
Quindi per quanto riguardava la bottiglia pregiata italiana, tutto
era da fare.
Non fu facile per degli illustri sconosciuti, ma la qualità, e questa
ero certo di presentarla, ebbe alla lunga ragione.
Dopo parecchio tempo e lavoro, incontri e degustazioni, la Svizzera
si convinse della scoperta fatta e con grande gioia ne parlò e la
voce si diffuse, tanto che fui richiesto nelle famiglie per degustazioni
e conferenze sulle novità enologiche italiane. Durante questo pellegrinare
tra una città e l’altra della Confederazione svizzera ho potuto constatare
la loro grande cultura per il vino, anche tra le famiglie più modeste
che ho avuto modo di conoscere, tutte avevano nella loro casa un piccolo
spazio molto ben preparato
per custodire qualche bottiglia. Fra le molte richieste avute come
consulente, una mi toccò particolarmente, e fu la visita prima volta
nella mia Cantina di Angelo Conti Rossini.
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Ripeto qui testualmente ciò che disse quando entrò in Cantina nel
suo bel dialetto Brissaghese: <Ho sentito parlare bene di lei quale
scopritore dei nuovi vini italiani. Io non ho alcun vino vostro nella
mia carta e con grande piacere vorrei aprire le porte alla enologia
italiana, lei se la sente di aiutarmi nella scelta?>. Gli incontri
con lui durarono oltre un mese; l’ultimo giorno di degustazione con
Angelo, non lo dimenticherò più, lo vidi veramente gioire per le scoperte
fatte e mi disse.<Dobbiamo festeggiare questo momento! Andò in
cucina e poco dopo uscì con foie gras e Chateau d’Yquem di oltre trent’anni
di invecchiamento, a mio parere ciò che di meglio esista come accostamento
cibo-vino. Da quel momento in poi nacque un rapporto che andò ben
oltre il fatto commerciale, fu un’amicizia vera, alimentata da lunghe
serate trascorse insieme accanto al camino acceso, da tanti viaggi
in ristoranti nuovi o fattorie sempre per arricchire il nostro bagaglio
culturale; non si stancava mai di conoscere, di capire.
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